A tu per tu con…Alberto Pellai

Alberto Pellai, medico e psicoterapeu­ta dell’età evolutiva, è ricercatore presso il dipartimento di scienze bio­mediche del­l’Università degli Studi di Milano, dove si occupa di prevenzione in età evolutiva. Nel 2004 il Ministero della Salute gli ha confe­rito la medaglia d’argento al merito della Sanità pubblica. È autore, anche insieme alla moglie Barbara Tamborini, di numerosi libri rivolti a genitori, insegnanti ed educatori.  A gennaio 2017 è uscito per De Agostini “L’età dello tsunami”, il primo libro interamente dedicato alla preadolescenza. Lo abbiamo incontrato a Ragusa, al festival A tutto volume, dove i due autori erano presenti  per parlare, oltre che di questo argomento, anche del loro romanzo per ragazzi, Ammare.

Innanzitutto approfitto subito per fare una domanda professionale: sono un’insegnante di scuola media, quindi chiedo qualche consiglio per sopravvivere allo tsunami che io affronto tutti i giorni moltiplicato per 50 alunni!

Pazienza e passione sono le parole chiave. Non si può essere educatori di preadolescenti senza essere pazienti e ricordare che gli adulti siamo noi. E’ importante da questo punto di vista ricordare che in questa fascia di età i ragazzi sono maldestri per natura: è proprio il loro cervello che funziona così.

Un punto da cui partire poi è il fatto che i preadolescenti sono molto capaci di capire quella zona di carisma, di passione, di attivazione potente che l’adulto mette a disposizione. Dobbiamo far vedere perché vale la pena di crescere, visto che in questa fase fanno un salto veramente fondamentale, passando dalla condizione di bambini pensati dai genitori a futuri adulti che dovranno diventare qualcosa di diverso da ciò che il papà e la mamma hanno pensato per loro fino a quel momento.

Qual è invece il consiglio principale da dare ai genitori?

Ai genitori direi di fare gli adulti: in questo li vedo molto invece in difficoltà. Da una parte ci sono padri e madri che immaginano i propri figli come autonomi già a dodici anni: li considerano grandi così mollano troppo presto la presa su di loro, lasciandoli spesso in grossa difficoltà. Al contrario poi ci sono quelli che continuano a trattarli come bambini e svolgono al posto loro tutte le funzioni: fanno la cartella, controllano i compiti, non esigono da loro alcun impegno. A un ragazzo invece piace tanto sentire che l’adulto è un punto di riferimento, ti tratta come qualcuno che ce la deve fare, quindi non si sostituisce ma continua a fare un buon presidio educativo del territorio. Occorre tenere una “zona adulta” comune, una mente che li pensa come soggetti in formazione e in crescita e in questo senso si occupa di loro. Non vanno per niente bene quei genitori che funzionano come amici e li giustificano, alleandosi anche con loro contro la scuola.

Quali libri ha letto ultimamente?

Per quanto riguarda la fascia di età che stiamo considerando sto leggendo Tredici, di cui si sta molto parlando e a parer mio in preadolescenza è presto per proporlo. Mi sono piaciuti invece molto due romanzi di  Jennifer Niven,  “L’universo nei tuoi occhi” e “ Raccontami un giorno perfetto” e di Fabio Geda “Se la vita che salvi è la tua”. Bello anche l’ultimo Harry Potter, dove si vede finalmente il papà che entra in scena e interagisce con il protagonista: una situazione nuova e interessante. Passando più specificamente al mio mestiere consiglio di leggere i saggi di Daniel Siegel e  “Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni” di Jessica Alexander e Iben Sandhal: trovo abbia avuto davvero un successo meritato in tutta Europa.

 

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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